Comune di Petritoli

Storia

¬ìLungo quella catena di colli, che, a Km. 17,10 da Fermo, dalla parte sinistra del fiume Aso, corrono gi?? gi?? accompagnando la lunga lista degli Appennini, ?® posta Petritoli, grossa Terra dell¬íantico Stato Fermano¬î.

Luigi Mannocchi

Le origini

Le origini di Petritoli si perdono nella notte dei tempi. Le tracce pi?? antiche ci riportano all¬íepoca del grande Impero Romano: le due urne cinerarie del I - II secolo, il cippo miliare risalente all¬íet?† dell¬íimperatore Magnenzio e l¬íantica fonte in contrada Papagnano ci parlano di una comunit?† che da tempo popolava il territorio circostante l¬íattuale centro storico.    

Considerando che il vicino fiume Aso era navigabile e che il territorio petritolese era attraversato da importanti strade che collegavano tra loro il Fermano e l¬íAscolano, riteniamo che questo centro, di cui non conosciamo il nome latino, rivestisse gi?† un ruolo importante.

Il Medioevo

L’odierno abitato si venne formando nell’Alto Medioevo, quando, dopo la caduta dell’Impero Romano, tutta la penisola fu percorsa dalle varie scorrerie delle popolazioni barbariche. Quindi, come accadde in altri centri italiani, i nostri antenati decisero di stabilirsi sul colle per rendere pi?? arduo l’assalto nemico. Inizialmente si formarono alcuni villaggi, precisamente tre: Petrosa, Petrania, Petrollavia.
Questi villaggi circondavano un centro monastico (chiesa e monastero) sito nell¬íodierna Piazza Rocca. Gli studi del Mannocchi hanno permesso di rintracciare le notizie pi?? antiche nel X secolo, quando in tale centro, nominato Castel Rodolfo, erano presenti i Monaci Farfensi. Negli ultimi anni, proseguendo le ricerche iniziate dal Mannocchi, alcuni petritolesi studiosi di storia locale, hanno individuato nei documenti, la presenza di vari ordini monastici prima del X secolo.              
Quindi non possiamo ancora stabilire quando questo centro monastico sia stato fondato, ma siamo certi che nel trascorrere dei secoli diversi ordini monastici, tra cui i Farfensi, si avvicendarono per motivi di carattere politico e religioso. Questa presenza monastica, ad un certo punto ritenne indispensabile unificare i tre villaggi al centro, sempre per motivi difensivi.
A partire dal secolo XI  i documenti parlano di un castello chiamato Petritoli, il quale, come ci racconta il Mannocchi, godette di un¬íampia autonomia amministrativa su un vasto territorio circostante, sotto la tutela diretta della Santa Sede.
Durante l¬íXI secolo gli ordini monastici vennero spesso sostituiti dai vescovadi nella gestione del territorio. Cos?¨ anche Petritoli, come gran parte dei centri limitrofi, entr?? nella sfera di controllo della Chiesa fermana.
In realt?†, come ci racconta ancora il Mannocchi, il controllo del vescovo di Fermo fu contrastato continuamente dalle spinte autonomistiche dei petritolesi. Questi ultimi chiesero, talvolta, anche l¬íappoggio del Sommo Pontefice, ma l¬íepiscopato di Fermo era uno dei pi?? importanti e potenti dello Stato Pontificio. Inoltre il Vescovo poteva contare su validi alleati che lo affiancarono lungo i secoli nella difesa del suo potere.

Cos?¨ dal secolo XI in poi le sorti di Petritoli furono strettamente legate a quelle della Chiesa Fermana. Nel trascorrere dei secoli fu costretto a difendersi anche dagli assalti di vari eserciti stranieri interessati alla conquista dello Stato Pontificio. Ma in varie occasioni i petritolesi dimostrarono il loro valore nella difesa del loro territorio riuscendo spesso a mettere in fuga l¬íesercito nemico.

 Il Cinquecento

Nei primi decenni del Cinquecento la penisola italiana fu il principale obiettivo militare conteso dalle due pi?? importanti potenze europee: il Regno di Francia e l¬íImpero di Carlo V. Anche lo Stato Pontificio divenne uno dei campi di battaglia, Petritoli inclusa. L¬íesercito francese, guidato dal generale Lautrek de Foi, si mosse nel 1527 in direzione del Regno di Napoli, controllato da Carlo V. Durante la sua marcia attravers?? il Fermano e l¬íAscolano, assediando lungo il tragitto Petritoli, che allora aveva una grande importanza strategica. Ma i francesi, nonostante la maggioranza numerica, furono fortemente indeboliti e quindi costretti alla fuga, grazie anche al contributo delle donne petritolesi.                  
 Questa vittoria fu attribuita dai petritolesi alla Vergine Maria, venerata nella chiesa extraurbana in contrada Liverano. La cos?¨ accresciuta devozione alla Madonna, da allora invocata con il titolo ¬ìdella Liberata¬î, si ?® conservata viva fino ai giorni nostri.
Dopo alcuni anni Petritoli conobbe il momento del riscatto: nel 1537 papa Paolo III Farnese, memore dell¬íaiuto prestatogli dai petritolesi quando era Legato della Marca, premi?? la nostra cittadina riconcedendogli l¬íautonomia da tanto desiderata. Inoltre finanzi?? generosamente la ristrutturazione del Palazzo Pubblico e la ricostruzione della chiesa di S.Marziale, l¬íodierna S.Maria in Piazza. Come ulteriore segno di riconoscimento, il Papa confer?¨ alla nostra cittadina il titolo di Terra. Fin subito dopo la morte del Pontefice, Fermo tent?? in pi?? modi, anche con una feroce incursione armata, di riconquistare il controllo del castello: ma tutti i ricorsi presentati alla Camera Apostolica ed alla Santa Sede riconfermarono l¬íautonomia di Petritoli, il quale fu guidato da vari governatori nominati dalle pi?? alte cariche dello Stato Pontificio.
Solo nel 1572 con Papa Gregorio XIII le richieste di Fermo vennero accolte. Subito scattarono i ricorsi dei petritolesi, che per tutto il XVII ed il XVIII secolo vennero presentati alla Camera Apostolica, ma con esito sempre negativo. Petritoli perse cos?¨ definitivamente la sua autonomia, ma continu?? a rimanere un centro politico e religioso di primaria importanza. Ci?? ?® attestato dalle lettere di elogio della Terra di Petritoli scritte da vari esponenti religiosi che vi avevano soggiornato (lettere che spesso vennero inutilmente presentate in allegato ai vari ricorsi presso la Santa Sede).                          

Inoltre negli scritti di vari nobili fermani la nostra cittadina viene sempre elencata tra i “castelli maggiori” del territorio fermano.

 Il Seicento e il Settecento

Il Seicento e il Settecento furono inoltre i secoli in cui il sentimento religioso, sulla scia di quanto accadeva nella Roma barocca,accrebbe  ancora di pi?? nel nostro territorio.

A partire dall’ultimo decennio del XVI secolo, ebbe inizio la presenza francescana a Petritoli con la costruzione di un convento maschile con annessa chiesa presso l’antica edicola dedicata a S.Maria dei Martiri sita a breve distanza dal centro abitato. Contemporaneamente, lungo l’attuale corso, di fronte all’antica chiesa di S.Andrea (demolita agli inizi del XX secolo), venivano eretti la chiesa di S.Chiara (odierna S.Andrea) ed il relativo convento di clausura femminile. Le varie chiese cittadine, in particolare quella di S.Maria in Piazza, accoglievano numerosi altari gestiti da varie confraternite. Inoltre, nei primi anni del Settecento, si diffuse il culto della Madonna della Misericordia con i relativi festeggiamenti, i quali proseguono ancora oggi la domenica successiva al giorno di ferragosto.

L’Ottocento

Ma se gran parte della societ?† petritolese era animata da questo fervore religioso, ?® anche vero che la classe politica continuava sempre pi?? a rivendicare l¬íautonomia amministrativa. Perci?? presumiamo che l¬í?©lite petritolese, cos?¨ motivata, abbia appoggiato l¬íarrivo delle truppe francesi guidate dal generale Napoleone Bonaparte. Il vento della libert?† permise alla nostra cittadina di divenire, sotto il Regno Napoleonico, sede di Cantone, ovvero uno degli otto centri amministrativi del Dipartimento del Tronto, avente Fermo come capoluogo.
L¬íepopea napoleonica fu per?? breve, ma le idee della  rivoluzione si diffusero capillarmente tra gli aristocratici e i borghesi del Fermano. Inizialmente la linea politica, seguita anche a Petritoli, fu sicuramente ispirata ai nuovi principi di libert?†, uguaglianza e fraternit?†, ma pochi furono i tentativi di vera rivoluzione armata, vuoi per le difficolt?† organizzative, vuoi per la speranza di raggiungere in maniera civile un accordo con la Santa Sede. Ci?? ?® dimostrato dai grandiosi festeggiamenti organizzati dai petritolesi in occasione delle prime concessioni liberali di Papa Pio IX ai rivoluzionari.
Ma la linea politica del Papa, influenzata dagli sviluppi politici nel resto d¬íEuropa, cambi?? repentinamente, facendo in tal modo aumentare lo scontento dei rivoluzionari. Essi perfezionarono il coordinamento della loro azione politica cercando appoggi anche negli altri centri italiani. Vari parteciparono alla breve esperienza della Repubblica Romana del 1849 e alle guerre di indipendenza che permisero di raggiungere nel 1861 la tanto desiderata Unit?† d¬íItalia.
A questi eventi parteciparono vari petritolesi, in particolare: Filippo Mannocchi Tornabuoni, eletto deputato all’Assemblea Costituente della Repubblica Romana del 1849, e Costantino Tamanti, il quale oper?? con grande passione anche tra le fila dei garibaldini in molti celebri momenti della nostra storia risorgimentale.
Nella nuova Italia unita la classe politica petritolese attu?? un’intensa politica di ammodernamento della nostra cittadina che si prolung?? fino allo scoppio del primo grande conflitto mondiale. Forti interventi edilizi, quali il Teatro dell’Iride, i Tre Archi, la nuova sede comunale, il camposanto, furono subito assunti come simboli dei nuovi tempi.
  Inoltre, a partire dai primi anni del Novecento, l¬íazione degli amministratori port?? anche alla demolizione di parti consistenti del centro abitato per permettere il passaggio dei primi autoveicoli e per migliorare le condizioni igieniche: basta qui ricordare l¬íantica chiesa di S.Andrea o la porta Petrosa. Altri interventi edilizi interessarono anche edifici di propriet?† privata, si pensi alla ricostruzione della chiesa di S.Anatolia o alla costruzione del palazzo in stile gotico veneziano della famiglia Vitali.
Con il caratteristico sentimento filantropico dell’epoca intervennero in pi?? modi per migliorare le condizioni di vita degli abitanti di un territorio, che dal 1869 si ampli?? con l’accorpamento del limitrofo centro di Moregnano.

Il nuovo ospedale, le varie strutture di assistenza, di stampo non religioso, quali le Opere Pie, la Societ?† di Mutuo Soccorso o la Congregazione di Carit?† si confrontarono con una realt?† ancora del tutto legata al mondo contadino. Un mondo rimasto immutato lungo i secoli fino a tempi recenti. Un mondo fatto di sudore, povert?†, semplicit?† che aveva per?? una sua grande dignit?† umana. Una realt?† che nei suoi riti, superstizioni, tradizioni e momenti di festa, a cavallo tra religioso e non, come le Cove, ?® stata accuratamente analizzata da una delle pi?? importanti figure culturali e politiche di Petritoli: Luigi Mannocchi (1855 ¬ñ 1936). Luigi Mannocchi fu infatti storico locale e studioso del folklore piceno, molto famoso in tutta la regione. Tra i suoi maestri spicca anche la figura di un altro petritolese, l¬íarcheologo e numismatico Cav. Vincenzo Vitali- Brancadoro. Altro segno della vivacit?† culturale fu l¬íistituzione nel 1869 della gloriosa Banda Musicale cittadina e dell¬íannessa scuola di musica.

 Dal XX secolo ad oggi

La ¬ìbelle ?©poque¬î petritolese fu interrotta dalla Prima Guerra Mondiale: molti partirono per il fronte, varie furono le vittime. Ma anche chi non partecip?? direttamente alle azioni belliche port?? il suo contributo, in particolare nella calorosa ospitalit?† data nel 1918 ai profughi provenienti dal comune di Vidor.
L¬íesperienza del Ventennio, con i suoi chiaroscuri e il tragico ingresso nel Secondo Conflitto Mondiale, percossero la societ?† petritolese lasciando profondi segni indelebili nell¬íanimo di tutti.
Nella seconda met?† del XX secolo, all¬íinsegna della democrazia, la nostra cittadina ?® stata animata da una grande vivacit?† sotto tutti gli aspetti, da quello sociale a quello economico.
Oggi, all’alba del Terzo Millennio, Petritoli si propone come punto di riferimento della vallata dell’Aso (e non solo) per i servizi ed il commercio, anche grazie alla sviluppo della frazione di Valmir.
Ma soprattutto, affrontando il nuovo villaggio globale, continua a mantenere un¬íimportanza culturale di primo piano, attraverso non solo la sua storia e le sue bellezze artistico- paesaggistiche, ma anche attraverso le attivit?† e le manifestazioni di un diffuso associazionismo e volontariato.

Insomma, Petritoli non vede l¬íora di accogliere con calorosa ospitalit?† tutti coloro che volessero scoprire questo ¬ìbalcone sulla Valdaso¬î
Pierluigi Vitellozzi