Comune di Petritoli

Il Palazzo Comunale

COMUNE DI PETRITOLI
EDIFICIO COMUNALE

RELAZIONE STORICA
L'edificio oggetto di intervento risale al 1621, anno in cui, venne destinato a Monastero delle Suore di S. Chiara. Infatti il monastero di Santa Chiara di Petritoli fu istituito da Don Censorio Marziali, "Canonico della Metropolitana di Fermo", con testamento del lO Marzo 1580 (I), e venne ufficialmente aperto il 12 Agosto 1621 da Pietro Dini "Arcivescovo e Principe di Fermo", come risulta da diversi documenti (2) e dalla seguente iscrizione posta sulla porta dell'attuale Palazzo Comunale, gi?† ingresso del parlatorio inferiore del Monastero:
 
D.O.M.

PETRUS DINUS PATRITIUS FLORENT. AC PRlNCEPS
FIRM. IN HOC MONASTERIUM B. CLARAE VIRG.
DICATUM SANCTIMONIALES SOLEMNI RITU
PRIMUM INTRODUXIT IPSE DIVO TUTE
LARIS FESTO DIE IX AUGUSTI MOCXXI
 
    La costruzione originaria doveva occupare l'area antistante, fra la Chiesa di Santa Maria in Piazza e l'ingresso dell'attuale Comune; al piano terra si trovavano la chiesa con il coro e la sagrestia, e tutta una serie di locali di servizio che continuavano anche nei sotterranei: il parlatorio, la cucina, la dispensa, il refettorio, la stanza della biancheria, la "speziaria" e vari magazzini (3).
    Sopra il piano terra c'erano la celle 'delle suore in numero di venti, probabilmente sviluppate su due piani e distribuite a galleria da due corridoi, come traspare dalla seguente descrizione: ".,. vi sono due dormitori, uno per le Professe e l'altro per le Converse..... ; le celle delle Religiose sono venti, dieci delle quali corrispondono nella parte di mezzo giorno, l'altre dieci corrispondono nella publica Strada" (3).
    Infine il Chiostro, corrisponde all'attuale giardino pensile, "parte recinto di mura e parte di spine" (4).
    Questo edificio dovette con il tempo dimostrarsi insufficiente alle esigenze della comunit?† religiosa, che gi?† nel 1765 lamentava: "il coro interiore non ?® molto grande, ma ?® angusto e non troppo decente" (3); cos?¨, come ricorda la badessa nel 1838, "perch?© (il monastero) era molto distrutto, e per la sua antica, ed informe costruzione, e molto pi?? per la mancanza di quei comodi troppo necessari ad una Comunit?† Religiosa fu, per Decreto dell'Eminentissimo Arcivescovo Minnucci come costa in sua Supplica, rinnovata quasi da fondo la Fabbrica di detto Monastero ... " (5).
    L'intervento di ristrutturazione risalente agli ultimi anni del '700 e dovuto all'Architetto Pietro Maggi (6), comporta la realizzazione di un volume (ad est di quello esistente) comprendente la Chiesa, la sagrestia, la sala del coro, il refettorio, un ambiente sovrastante forse destinato ad alloggio delle educande, ampi e comodi ambienti seminterrati.

    Per la parte esistente rimane invariata la distribuzione a galleria delle celle (probabilmente viene rinnovata la decorazione dei due corridoi di distribuzione), mentre al piano terra la ex Chiesa viene trasformata in parlatorio (quello "per le persone polite e parenti delle Religiose" (5) mentre quello antico viene mantenuto per "le persone ordinarie e contadini" (5¬ª) e conseguentemente viene variata la destinazione degli ambienti attigui.
    I due volumi venutisi a creare, leggermente sfalsati tra loro, vengono uniti dal muraglione di sostegno del giardino pensile, che viene ampliato anche in corrispondenza della parte nuova, e dal nuovo campanile situato, in posizione di cerniera" all'innesto fra i due corpi.
    I due prospetti vengono ridisegnati con l'intento di accentuarne l'unitariet?†, ancora oggi molto forte nonostante i vari interventi succedutisi sull' edificio..
    Nel lato sud, affacciato verso il paesaggio, si regolarizzano le aperture per evidenziare le superfici uniformi delle ampie facciate a mattoni e dare spicco ai volumi puri che compongono l'edificio. Nel lato nord, affacciato sulla strada, il prospetto viene intelaiato con paraste e marcapiani e le aperture vengono gerarchizzate con dimensioni e comici adeguate.
    Il carattere dominante dell' edificio ?®, comunque, quello di un organismo chiuso, fortemente unitario, punto focale della citt?† e del territorio, quasi una riproposizione della controriformistica idea della "Civitas Dei" nella citt?† degli uomnn.

    All'interno la cerniera fra i due volumi ?® costituita dalla nuova scala; debitamente valorizzata da elementi architettonici e decorativi, essa costituisce la connessione pi?? logica e lineare fra gli ambienti dei due corpi.
    Essi sono sfalsati di mezzo piano fra loro, in modo che i pianerottoli del lato sud danno l'accesso agli ambienti del corpo disposto ad est, mentre i pianerottoli del lato nord si collegano ai corridoi di distribuzione del corpo ad ovest.
    Nel 1866 il parlamento del giovane stato unitario votava la legge con la quale venivano soppresse le corporazioni religiose e confiscati i loro beni.
    Il Monastero delle Clarisse di Petritoli sub?¨ la stessa sorte.
    "Nel 1898, dopo tre secoli circa dalla fondazione, la religiosa comunit?† petritolese, che non ?® riuscita a concludere le trattative con il Comune della citt?† per il riacquisto del Monastero, si decide con la Autorizzazione dell'Ordinario, ad aprire le trattative con il Municipio di Monte Santo (attuale Potenza Picena) per riacquistare il Monastero di San Tommaso, passato al Comune dopo la soppressione.
    Il 12 Giugno del 1899, nel placido silenzio della notte, le Sorelle Clarisse di Petritoli, tornavano in numero di ventuno al Monastero che aveva favorito la fondazione ... " (7).
   
 Passato di propriet?† dello Stato, l'edificio, per la sua rilevanza dimensionale e di posizione, assunse un ruolo centrale nell' organizzazione dei servizi civici.
    Venne staccato dalla Chiesa, che in seguito alla demolizione dell'antistante Chiesa di S. Andrea assunse questo titolo, ospit?? gli uffici comunali, la scuola materna e la scuola elementare, 'per qualche tempo anche la scuola media, l'ufficio postale e l'esattoria; ultimamente nei locali del parlatorio principale del monastero, ?® stata ospitata la farmacia comunale.
    Tutte queste funzioni hanno comportato dei lavori di adattamento che hanno, a volte, compromesso le caratteristiche originali del complesso: ?® stata costruita una nuova scala nella parte ovest del palazzo, sono state tamponate, parzialmente o per intero, alcune aperture, mentre delle altre sono state aggiunte, ma soprattutto, in questa utilizzazione per settori, sono state privilegiate le parti pi?? accessibili dalla strada, mentre ?® rimasta inutilizzata la parte sottostrada dell'edificio seicentesco, adibita, al pi??, a deposito rottami.
    Nonostante questi interventi, comunque, l'edificio mantiene ancora il suo carattere di punto focale della citt?† e del territorio. "Malgrado vengano destinate a scopi anche molto diversi da quelli originali ?® sempre il carattere eminentemente collettivo di tali strutture quello che risalta e che riesce a stabilire un nuovo equilibrio fra i diversi elementi costruttivi della citt?† trasformata" (5)

   
    Alcuni ambienti, inoltre, hanno mantenuto la loro originale impostazione architettonica e decorativa:

- la sala del coro destinata ad ospitare le suore di clausura (le professe erano anche dette "coriste" nei documenti dell'epoca) per permettere loro di assistere alle funzioni religiose che si svolgevano nella sottostante chiesa; tre grate metalliche le proteggevano da sguardi profani lasciandone filtrare voci.
E' un ambiente a pianta rettangolare delle dimensioni di circa mI. 10.00 x ml. 7.00, con i lati lunghi l'uno adiacente alla chiesa, su cui si affaccia con le tre aperture protette da grate (attualmente tamponate), e l'altro aperto verso sud con tre fmestre.
E' coperta da una "volta a schifo ottenuta tagliando con un piano orizzontale la parte superiore di una volta a botte con testate di padiglione, con tale espediente viene facilitata la decorazione della volta, specialmente in corrispondenza dello specchio centrale staccato dal piano risegatore" (9) essa presenta infatti una decorazione a stucco, che divide la volta in specchiature cieche, interrotta nella zona centrale da un ovale affrescato, rappresentante il simbolo della "Trinit?†" circondato da angeli; l'ovale ?® attualmente interessato da un parziale distacco dovuto alle deformazioni della struttura muraria.
Le pareti sono, nella parte alta, scandite da lesene che seguono la partizione della volta, mentre nella parte inferiore dovevano essere completamente rivestite di legno anche nella parte non occupata dagli scanni..
L'ambiente ?® diviso in due zone: l'una, adiacente alla chiesa, ?® costituita da un percorso segnato ai due estremi da porte arricchite da edicole ID legno; l'altra, verso la parete sud, ?® occupata dagli scanni disposti a "C" e rivolti verso le grate e, quindi, la chiesa.
Tale distribuzione ?® resa evidente anche dal disegno del pavimento in cotto.
L'insieme ?® strutturato su un asse di simmetria che si dispone ortogonalmente alla parete verso la chiesa e che coincide con lo scanno pi?? importante, quello della badessa, evidenziato da una edicola in legno.
Come nota il Wolfflin " ... la simmetria ?® solo la pretesa che le parti che si distribuiscono attorno ad un punto centrale, ad esse disomogeneo, siano uguali fra di loro .... Ci?? che importa ?® che il punto centrale si elevi in posizione dominante in modo da crearsi attorno membri dipendenti" (10).
Sempre la simmetria ha spinto l'architetto a riproporre una finestra (attualmente ?® stata tamponata, ma l'intonaco in quel tratto di muro risalta immediatamente per essere stato fatto molto di recente), o un suo equivalente, sulla parete est, cio?® verso un interno, per bilanciare quella sulla parete ovest, regolarmente aperta verso l'esterno.

Lo spostamento dell'ingresso, in epoca recente, ha modificato l'originale distribuzione della sala e, con essa, i delicati rapporti che venivano a stabilirsi fra le parti; ?® possibile comunque, con un semplice intervento, ripristinare la situazione preesistente.

- la scala settecentesca, che mantiene tuttora il suo ruolo di punto nodale del complesso, presenta una decorazione architettonica a lesene e colonne volta a dare un carattere di luoghi di sosta e di raccordo ai pianerottoli, carattere evidenziato dall'uso della luce naturale.

- i due corridoi di distribuzione delle celle, al primo e secondo piano.
Essi sono coperti da volte a botte in incannucciato.
Le pareti sono scandite regolarmente da lesene collegate all'imposta delle volte da una cornice continua, mentre le volte stesse vengono ripartite da fasce a rilievo in corrispondenza delle lesene
Il corridoio del secondo piano spicca, rispetto a quello del primo, sia per la struttura architettonica pi?? curata,sia per la luce naturale che lo invade dal lunettone rivolto ad oriente.
Era questo sicuramente il piano principale, quello riservato alle professe.
Ci?? contrasta, apparentemente, con la struttura del prospetto principale, dove invece il piano evidenziato, dalla forma e dimensioni delle aperture, ?® il primo.
Si tratta, in realt?†, della soluzione di problemi diversi, per ognuno dei quali viene individuata la scelta formale ritenuta pi?? coerente rispetto ai dati assunti come riferimento.
E' cos?¨ che verso la strada al palazzo viene affidato il compito di definire lo spazio pubblico, diventa una quinta urbana, ed il prospetto viene, seguendo lo schema consolidatosi dal '400 in poi, ripartito in tre fasce: basamento, in cui dominano i pieni sui vuoti, piano nobile, evidenziato nelle aperture, e coronamento, l'ultimo piano dotato di un cornicione che costituisce il completamento del palazzo; verso sud, sul lato affacciato verso il territorio circostante, viene mostrato l'aspetto monumentale dell'edificio evidenziandone i volumi e le loro giustapposizioni; all'interno, infine, l'architettura segue i valori della "claustrale Famiglia" ed in primo luogo la gerarchia, ecco dunque la ripartizione interna, sopra accennata, con le professe al secondo piano, le converse al primo e cos?¨ via.

Questa non rispondenza tra la veste esterna, quella pubblica, del palazzo e la sua struttura interna, evidenziata, formalmente, il carattere di microcosmo chiuso dell'edificio di clausura.

- Il parlatorio che possiamo definire superiore;' per distinguerlo da quello individuato come inferiore nell'inventario de11838 (qui inferiore e superiore sono intesi non in senso spaziale, visto che ambedue erano collocati al piano terra, ma in senso sociale).
Questo ambiente era stato ricavato, probabilmente, dalla ristrutturazione della chiesa dell'edificio seicentesco che, nel 1771, veniva cos?¨ descritta: " ... ?® situata, come gi?† detto, in mezzo ad esso Monastero, confina d'avanti colla strada pubblica, di dietro coll'orto recinto di spini, e dagli altri due lati col Monastero medesimo. Da capo vi sono due finestre frapposte all'altare maggiore ..... di sopra il volto inquadrato con comici di gesso con un ferro in mezzo da sostenere la lampada... " (4)
Non ?® chiaro fino a che punto qui si sia spinto l'intervento del Maggi, ma a lui va sicuramente attribuita la struttura decorativa del locale, omogenea a quella della sala del coro e della nuova chiesa.
L'ambiente ?® di forma rettangolare ed ?® coperto da volte a crociera impostate su colonne e semicolonne di ordine ionico.
Anche questo ambiente ?® strutturato su un asse di simmetria; esso si dispone in senso nord sud ed ha come elemento centrale una nicchia inframezzata a due finestre sulla parete sud (forse una memoria della precedente sistemazione).

N.B. La presente Relazione ?® stata estratta dall'Archivio della Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici delle Marche.



NOTE:
(1) Nell'inventario (conservato presso l'Archivio Storico Arcivescovile) redatto nel 1838 dalla Badessa Geltrude Marconi di Grottammare in occasione della prima visita di Monsignore Ferretti si fa riferimento al testamento con data lO Marzo 1580, mentre in L. Mannocchi - Memorie storiche e statistiche di Petritoli - Fermo 1889 si cita il medesimo testamento con data lO Marzo 1589.
Di fronte a questa discordanza non abbiamo elementi per stabilire quale sia la data esatta.
Sappiamo solo che il Mannocchi faceva riferimento ad un libro di memorie del Convento di Santa Maria dei Martiri in Petritoli, libro di cui A. Talamonti nel suo "Cronistoria dell'Ordine dei Frati Minori nella provincia lauretana delle Marche" Sassoferrato
1937/62 dice: " ... un libro ms. di memorie di questo convento prestato per qualche tempo allo storica locale Luigi Mannocchi dal petritolese Padre Luigi Arati.
Questo buon religi??so da noi conosciuto, dimor?? lungamente a Santa Maria dei Martiri e a Petritoli; in seguito fu collocato di famiglia nella casa religiosa di Fermo dove fin?¨ i suoi giorni.
Nel cambiare da un luogo all'altro, egli perdette e mand?? a male il prezioso volume oggi irreperibile.
(2) Inventario redatto nel 1765 dal sindaco e dal confessore ordinario del monastero per l'arcivescovo e principe di Fermo, Urbano Paracciani - Archivio Storico Arcivescovile, Fermo.
Inventario redatto nel 1771 dal sindaco del monastero, Lorenzo Mannocchi per l'arcivescovo e principe di Fermo, Urbano Paracciani - Archivio storico Arcivescovile, Fermo. Inventario del 1838 - doc. cit.
(3) Inventario del 1765 - doc. cit.
(4) Inventario del 1771- doc. cit.
(5) Inventario del 1838 - doc. cit.
(6) Marchese Amico Ricci - Memorie delle Arti e degli Artisti della Marca d'Ancona Macerata, 1854.
(7) Dall'articolo "Ricordando il 7500 anniversario della fondazione del Monastero della Clarisse di Potenza Picena" su FORMA SORORUM - Anno XIV n¬? 2 1977.
(8) G. Grassi - L'architettura come mestiere ed altri scritti - Milano 1981.
(9) A. Petrignani - Tecnologie dell'architettura - Roma 1979.
(10) H. Wolfflin-Psicologiadell'architettura-trd. It. Venezia 1985
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