Comune di Petritoli

Emilio Guarnieri - Le Opere

A PETRITOLI

Tanto, tanto ti amo
paese mio natio,
paese di mio padre
e di mia madre,
paese del mio cuore.

Ti amo quando, la mattina,
l’aurora si specchia
sui vetri della Rocca
e dolcemente mi sveglia
il monotono verso
della tortora in amore.

Ti amo quando, a mezzogiorno,
il campanone della torre
fa sentire la sua voce
e stormi di colombi
volano, spauriti,
intorno alle tue mura.

Ti amo quando, la sera,
nel giardino del cielo
ruota la luna d’agosto
e petali di stelle
infiorano il tuo colle
e, dell’Aso, la feconda valle.

Ma pi?? che mai ti amo la notte
quando, nei borghi solitari,
antichi fantasmi
origliano furtivi
e tutte le case
si tengono per mano
per non sentirsi sole.

 
AUTUNNO

Anche l’ultimo stormo
ha preso la via del Sud,
e un sole malato
illanguidisce obliquo
sui vigneti gi?† spogli.
Mugola un vecchio cane
al primo gregge che passa
e della bacchiatura
s’odono i colpi, sordi.
Sul far della sera,
stridono nel cadere
le foglie dell’ontano.
Dai canali dell’Aso
saliranno le nebbie,
a velare di colpo
la lusinga dell’estate.
In me un’ansia si sfoglia
e una tristezza mi prende
che ne soffre pure la carne.
Prigioniero d’un grumo
di case, io non emigro:
attendo la sfida dell’inverno
e di fosso mi sento acquamorta.

(Primo Premio Concorso Letterario Nazionale “Cesare Pavese – Mario Gori”)

NIENTE PIU’ MI SEDUCE

Di quest’autunno
smemorato di sole
niente pi?? mi seduce
se non il cupo mugliare
della risacca sugli scogli
o il belare mansueto
dell’agnello di latte
sopra il colle.
Di queste case
oscurate dalle nebbie
nulla pi?? mi trattiene
se non il dovere di padre
e il mestiere di maestro.
Brucia il nostro tempo
coi fuochi delle stoppie,
i nostri sogni migrano
dietro stormi di nuvole.
Urla il gabbiano
sulle spiagge deserte,
rinasce il fiore d’oro
lungo le fosse.
S’autunna il mio cuore,
povera foglia morta
che il vento disperde
fra i salici del fiume.
(Primo premio ¬ìXX Gran Premio di Poesia e Narrativa¬î ¬ñ Citt?† di Pompei)
AL SANTUARIO DELLA LIBERATA

Torner?? a trovarti, santuario di mia madre,
pensile sull’Aso, sulle viti e gli ulivi
del paterno Appennino.
Come una volta, quand’ero bambino,
a piedi nudi, per voto,
salir?? l’antico sentiero,
che sa di terra fresca e di more.
Le mie stanche narici, avide,
odoreranno la resina conifera
e ascolter?? di nuovo il fruscio furtivo
della lucertola in amore.
Forse, rivedr?? veleggiare l’ultimo falco
e l’assiolo saltare
sul muro torto della vecchia chiesa.
Immerso nel verde
del tuo silenzio divino,
il dolore del mondo alle mie spalle,
gli occhi gonfi riscopriranno il sorriso
e respirer?? con forza
la tua pace infinita.
In ginocchio, davanti alla Vergine,
poser?? sul suo grembo il mio cuore di prima,
rifiorir?† la mia scorza
e, trasfigurato, si placher?† l¬íangoscia
che mi porto addosso.

(primo premio XXIV Concorso Internazionale di Poesia Religiosa ¬ñ Citt?† di Taranto)

 
CERCO UN MOTIVO DI VITA

Di tutte le pene
e di ogni gioia stanco,
cerco un motivo di vita
come, sul bagnasciuga,
l’orca affamata
in attesa d’una preda.

 
UNA COSA SOLA

E come potrei vivere
senza i tuoi occhi di perla,
le tue labbra di ciliegia,
il tuo passo di gazzella?
Io e te, per sempre,
come l’unghia e la carne,
una cosa sola.

 
A DICEMBRE

A dicembre,
nel giardino abbandonato
della casa
c’era una rosa.
Sul rosaio,
coperto di brina,
languiva.
Nata in un tempo alieno
chinava, vinta,
il capo sullo stelo.
Quel grumo di sangue
bruciato dal gelo
?®, forse, il mio cuore:
a vivere costretto
in un mondo crudele
oscilla, straziato,
al vento della neve.